giovedì 6 novembre 2008

SI PARTE!



Si parte!
Oggi ha inizio a Roma il Congresso Nazionale che definirà la linea politica del Partito in vista delle sfide elettorali degli anni a venire, a partire dalla elezioni amministrative ed europee della prossima primavera. Alle migliaia di delegati che da tutta Italia convergeranno all'Eur gli auguri più sinceri di un buon lavoro.

mercoledì 5 novembre 2008

SANTA SUBITO!!!



La Senatrice Binetti è stata fatta oggetto in questi giorni di un vero e proprio linciaggio morale da parte del Partito al quale appartiene, il PD, dopo le affermazioni rese nel corso di un' intervista di qualche giorno fa al "Corriere della Sera". In quell'intervista, commentando la decisione del Vaticano di escludere i gay dal sacerdozio, sosteneva che le tendenze omosessuali fortemente radicate possono sfociare nella pedofilia. Prendiamo atto che nel Partito Democratico la libera manifestazione del proprio pensiero è bandita e manifestiamo la nostra incondizionata solidarietà alla Senatrice.

lunedì 3 novembre 2008

4 NOVEMBRE, IL GIORNO DELLA VITTORIA E DELL'UNITA' NAZIONALE



Con un'offensiva iniziata il 24 ottobre del 1918 , ad un anno esatto dal disastro di Caporetto, l'esercito italiano vince la prima guerra mondiale. L'armistizio firmato a villa Giusti, presso Padova, il giorno 3 da Pietro Badoglio e dal generale austriaco Victor Weber von Webenau fissa infatti alle ore 15 del giorno 4 novembre la cessazione delle ostilità. Si completava con la fine della Prima Guerra Mondiale, il ciclo delle campagne nazionali per l'Unità d'Italia, con il ritorno all'Italia di Trento e Trieste. Un cammino lungo, durato settant'anni, dalla Prima Guerra d'Indipendenza in avanti. Un percorso difficile, intrapreso da uno dei Regni preunitari e portato a termine con il concorso convinto della popolazione di tutte le regioni d'Italia, mosse dal desiderio di mettere sotto un'unica Bandiera le sorti della penisola. Una data che unisce e non divide.

             

Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12 - Bollettino della Vittoria

 
La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.
La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.
La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.
Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezz
a.

                                                                         
ARMANDO DIAZ
    


 

domenica 2 novembre 2008

IL BASTIONE DELL'ONESTA'


Esiste ancora, nel villaggio globale del ventunesimo secolo, un Bastione dietro il quale trincerarsi? Un contrafforte dal quale affacciarsi senza il timore di essere colpiti? Una linea del Piave  sulla quale schierarsi a coorte, con l’impegno morale di non retrocedere di un millimetro? C’è ancora, in questa democrazia fasulla, fatta di oligarchie politiche ed economiche pronte ad opprimere con l’arroganza del potere chi non vuole infeudarsi, una qualche possibilità di opporsi, nel nome di qualcosa di più alto e nobile?

Il padre di mio padre, commerciante a Ferrara fra gli anni Cinquanta e Sessanta, in un romanzo autobiografico rimasto inedito, scritto nelle lunge ore trascorse nel suo negozio di pelletteria sotto i portici del Duomo, con un riuscito artificio retorico “rimproverava” suo padre per averlo educato ai valori dell’onestà e della rettitudine, dai quali mai si discostò, condannandolo così ad una vita di sacrifici, rinunce ed umiliazioni, mentre i furbi e i disonesti lucravano senza virtù né merito alcune invidiabili e ben remunerate rendite di posizione. 

Ebbene, pescando dal lessico famigliare del mio piccolo ma orgoglioso albero genealogico questo modesto e apparentemente insignificante episodio,  ho trovato l’occasione per dare, alla domanda formulata nel precedente capoverso, una risposta affermativa.

Sì, esiste qualcosa di più alto e nobile. E’ il gusto dell’Onestà, la voluttà che nasce e si assapora, giorno per giorno, al risveglio, nella coerenza dal proprio rigore morale.

Certo, tutto questo ha un costo. Anche salato a volte. Si resta esclusi, ad esempio, dal sistema clientelare attraverso il quale le oligarchie favoriscono i propri adepti a danno e mortificazione degli altri. Si assiste impotenti all’imporsi di una mediocre classe politica “democratica” fatta di persone che hanno come elemento distintivo  unicamente, e tautologicamente, quello di fare politica e la cui legittimazione è tutta interna al meccanismo politico che le genera.

Uomini e donne senza qualità, la cui unica qualità è quella di non averne alcuna. Disposti però a vendere anche l’ultima oncia della propria dignità pur di farsi ammettere, come novelli vassalli, alla munifica mensa dai tanti caporali, sergenti o colonnelli di cui la fauna partitocratica italiana è ricolma.

Un discorso qualunquista? Può darsi. Ma il Bastione dell’Onestà, che porta con sé il disprezzo per questo Occidente imbarbarito e imbelle, dove le false retoriche dello scontro più aspro e dell’inciucio più indegno, agitate all’occorrenza e secondo le convenienze del momento, servono solo a perpetrare, nel Centrodestra come nel Centrosinistra, un sistema di potere corrotto e autoreferenziale e ad offendere e sbeffeggiare chi si rifiuta di piegarsi, è l’ultimo baluardo che forse oggi ci resta e dietro al quale ripararci.

Per carità. Un baluardo privato, fragile e sommamente isolato. Una sorta di “Fortezza Bastiani”, di avamposto sperduto nel deserto, dove attendere magari una vita, come Giovanni Drogo, lo scontro finale con un nemico inafferrabile, cupo e incombente che forse non arriverà. E pur sempre una trincea non conquistata, una “piccola patria” non ancora sconfitta, una “terra di mezzo” dove rimane possibile, malgrado tutto, riconoscerci negli occhi di chi ci sta vicino.

Quos perdere vult, Deus dementat, dicevano i latini.”Il Dio fa impazzire coloro che vuole perdere”. Il volto di un mondo - il nostro - che ha smarrito irrimediabilmente la sua identità e il senso del limite, insieme al discrimine tra Bene e Male e di cui lo squallore morale di chi dovrebbe interpretare le “virtù repubblicane” è solo un esempio, è quello di un treno senza conducente lanciato a folle velocità lungo un binario morto; è quello di uno vorticoso ballo in maschera sui ponti illuminati a giorno di un novello Titanic.

Non resta che il nostro piccolo, ridicolizzato e apparentemente indifeso Bastione. Non è molto, lo so. Ma è soltanto dalle sue fenditure che potrà partire, come un sasso da una fionda, il segnale della riscossa e della ribellione. Perché il punto di non ritorno è terribilmente vicino.

sabato 1 novembre 2008

NAPOLITANO STOPPA LA "PORCATA N.°2" DI BERLUSCONI



Bravo Presidente! Questa volta  hai visto giusto, denunciando l'infame tentativo di Berlusconi e soci di introdurre nel nostro ordinamento una nuova legge elettorale con la quale andare a votare in occasione delle prossime elezioni europee, che avrebbe previsto lo sbarramento al 5% e le liste bloccate. Giusto per uccidere quel poco di democrazia che ancora resiste malgrado tutto nel nostro Paese e per sancire il definitivo trionfo di un regime oligarchico sempre più tronfio ed onnivoro, di cui lo stesso Presidente del Consiglio è incarnazione vivente. Questa volta gli è andata male, anche per colpa delle mille contraddizioni interne che dilaniano il Pdl, con cui siamo sempre più felici di non avere più nulla a che spartire. E allora avanti, verso la primavera, quando a La Destra si apriranno nuovi ed entusiasmanti scenari. In fondo, siamo gli unici a dire quello che facciamo e a fare ciò che diciamo. E di questi tempi non è poco!

mercoledì 29 ottobre 2008

IL GIOCO DELLE TRE CARTE



E’ una strana Italia quella che traspare in questi ultimi giorni. E’ l’Italia delle piazze, quella degli studenti e quella dell’opposizione. Ambedue monche però. Quella degli studenti di sinistra, strumentalizzati dal Partito Democratico che li utilizza come massa di manovra contro Palazzo Chigi (ma del resto non è una novità, fu così, in parte, anche nel ’68), e quella dell’opposizione che vede in piazza in realtà solo il veltronian partito senza sinistra radicale né Italia dei Valori. Insomma un’Italietta che litiga sui numeri ma non sulla sostanza dei problemi. Sembra quasi di assistere ad una lite di condominio dove i contendenti si trincerano dietro il colore della facciata del palazzo da rifare ma non discutono e non affrontano il problema delle condutture che fanno acqua da tutte le parti e dei solai da rifare. Mentre si rischia costantemente il crollo. E più fanno questa sceneggiata pulcinelliana più i sondaggi danno numeri impietosi sia per il governo che, soprattutto, per l’inesistente opposizione.
Così mentre in Parlamento e sui Tg i leader chiacchierano di numeri l’economia mondiale implode cadendo rovinosamente su tutti noi. Così mentre i governi intervengono sulle banche con denaro dei contribuenti le banche rifiutano di ricapitalizzare o di far entrare il governo nei “loro affari”. E gli italiani stanno alla finestra a guardare questo indecoroso spettacolo. Consci del fatto che prima o poi toccherà a loro pagare gli errori di 15 anni di globalizzazione economica forzata e forzosa. Una globalizzazione di fatto illegale perché ad economia globale non corrisponde governo globale: ergo mancano regole globali. E quando mancano le regole si è di fatto illegali. 
Ed è in questo bailamme che rischia di trasformarsi in un dramma sociale ben più acuto di quanto possa apparire ora chi side in parlamento si preoccupa di quanti erano i manifestanti in piazza sabato scorso o di regolare l’elezione europea con uno sbarramento togliendo le preferenze. Non siamo nemmeno più alla farsa ma direttamente alla cena delle beffe. Una cena fatta di dichiarazioni forzate da una parte e dall’altra, tirando per le braccia migliaia di studenti che hanno solo il torto di non capire bene quanto vengono strumentalizzati, atte in realtà a spostare l’attenzione dai problemi seri e reali che affliggono il nostro Paese.
Ora, consapevoli delle riforme necessarie nel mondo della scuola, non si può pensare di farle tagliando miliardi comunque necessari. Allo stesso tempo non si può pensare di risolvere i problemi interni ad un partito in agonia dal giorno della nascita mandando in piazza fra le 3 e le 400mila  persone (perché quello è il dato visto da chi è neutrale). Veltroni e Berlusconi, di fatto, stanno giocando la stessa partita dandosi una mano vicendevolmente. Ma questo non fa bene all’Italia. Questo non fa bene a nessuno. Un tempo si diceva: “braccia rubate all’agricoltura”. Adesso non si può dire nemmeno questo perché per essere agricoltore oggi, devi sapere l’economia, conoscere il mercato, capire gli umori della gente per coltivare e vendere.
No, qui servirebbe solo una cosa: cambiare completamente la classe politica nazionale e comprendere che se le cose vanno come vanno è anche colpa del fatto che abbiamo un Parlamento inesistente dove mancano le rappresentanze di milioni di persone. Una democrazia imperfetta, questa, che potrà solo far danno. Meditate gente, meditate.

Richelieu

 tratto da "La Destra news"

sabato 25 ottobre 2008

QUOS PERDERE VULT, DEUS DEMENTAT


"Il Dio fa impazzire coloro che vuol perdere", dicavano i latini. 
Capiterà anche a chi sta distruggendo questo Paese, la sua democrazia, la sua dignità. 
A chi ha trasformato un Popolo di cittadini in una babele di sudditi senza nome e senza Patria.